PGT - La variante scomparsa
25/05/10 12:43
La variante scomparsa
Lo scorso settembre 2009 furono aperti i termini per la variante generale al PGT. Centinaia di cittadini hanno provveduto a depositare “osservazioni” al fine di ottenere gli uni una modifica dell’azzonamento, gli altri una correzione alle regole, ma tutti con lo scopo di contribuire al miglioramento dello strumento urbanistico, palesemente deficitario sia in termini di applicabilità che di congruenza con la realtà economico-sociale del paese.
All’epoca, era il principio di dicembre 2009, essendo in aperto dissenso con tale iniziativa, inviai una comunicazione alla mail personale del sindaco e della giunta, nella quale davo spiegazioni circa l’inopportunità di una tale attività amministrativa. Proprio per i motivi riportati in quella mail, io non ho partecipato alla fase ricognitiva apertasi a settembre 2009 e relativa alla raccolta di informazioni per la redazione del PGT.
Vi riporto il contenuto di quella.
A gennaio il PGT compirà 3 anni dalla sua ideazione e dalla sua approvazione. Questo strumento urbanistico, assai controverso, difficile da interpretare, complicato da applicare si è rivelato uno mezzo poco efficace per governare il territorio. Ma la sua colpa fu di essere il primo (si disse). Imperfetto dalla nascita quindi (per ammissione dei creatori), anche se, in teoria, facilmente modificabile. A limitare gli effetti dell’applicazione del PGT ha contribuito, non poco, la crisi mondiale. Con l’avvento del periodo di “ristrettezze” per gli investitori, i veri manovratori del mercato e gli unici reali utilizzatori (o beneficiari) dello strumento urbanistico, si è assistito ad un progressivo abbandono degli investimenti in campo edilizio. L’edilizia, quindi, si è fermata. Questo e solo questo ha attenuato gli effetti del PGT sulla nostra economia locale. In sé, in nuce, l’idea del PGT è assai intelligente: la flessibilità, l’adattabilità, la semplicità, l’efficienza, potrebbero, infatti, essere tutti sinonimi ed indicare tutti la stessa cosa se utilizzati nell’ambito del piano urbanistico. In realtà noi, cittadini e tecnici, abbiamo visto come un tale semplice oggetto possa essere trasformato in uno strumento di tortura: solamente aggiungendo o evitando una parola in un articolo si possono creare enormi difficoltà a chi deve applicare le norme, a chi vive (dando e creando lavoro) utilizzando queste norme, a chi chiede risposte a bisogni impellenti. Dopo quasi tre anni, il disappunto sul “nulla è stato fatto” per migliorarlo, però, è tanto. A parte un fortunato consiglio comunale (nel lontano 2007) dove sono state date delle interpretazioni su alcune lacune del Piano delle Regole, per il resto silenzio. Nel periodo (due anni!!!) del commissariamento, non c’è stato alcun tentativo da parte degli uffici comunali di procedere ad una semplificazione dei punti nevralgici dei contenuti del Piano delle Regole. Nonostante i primi a sapere quali e dove siano le pecche del sistema dovrebbero essere proprio i funzionari comunali preposti. Ma mancava una guida politica ad indirizzare gli sforzi. Anche se, leggendo
il PGT una delle funzioni attribuite dal piano stesso al funzionario, capo del settore urbanistica, è proprio quella di intervenire, mediante lo strumento dell’interpretazione autentica, a chiarire il senso di ciò che è poco comprensibile o di ciò che crea “confusione” nel piano delle regole (art. 20 del Piano delle Regole). Ora l’amministrazione ha deciso di procedere ad una variante generale del PGT ritenendolo un intervento necessario ed inderogabile. Ma penso e mi domando: per risolvere queste situazioni di empasse, create fondamentalmente da alcune parti (ridotte) del piano non sarebbe stata buona cosa proporre, articolare e sottoporre all’approvazione del Consiglio comunale una variante puntuale al Piano delle Regole? Al di là dell’interpretazione autentica capace di risolvere alcune problematiche interpretative (ad esempio in merito all’applicabilità dei PII, controversa lettura del Documento di Piano alle pagine 202 e successive) la variante puntuale sarebbe stata limitata ai seguenti:
articolo 26 (definizione di SLP); art. 109 (stato di urbanizzazione SU3); articoli 129 (limitatamente all’altezza degli edifici) e 130 (limitatamente al comma 2); articoli 137 (limitatamente all’altezza degli edifici) e 138 (limitatamente al comma 2). In totale 6 articoli, che senza stravolgere i contenuti, senza modificare le finalità del piano avrebbero potuto consentire a tutti di avere risposte inequivocabili. Intervento rapido, preciso, indolore ed a costo praticamente nullo, realizzato, magari, proprio dai tecnici comunali. Ne hanno la competenza e, secondo me ripeto, nessuno meglio di loro potrebbe rendere più facile la lettura, la comprensione e l’applicazione del Piano. Tra l’altro questo intervento non inciderebbe in alcuna misura sulla capacità insediativa prevista dal piano. Peraltro, le interazioni con le regole generali sono limitate agli articoli oggetto di intervento e non verrebbe, quindi, variata la filosofia del Piano. Il Piano rimarrebbe quello che è (per ora). Si sarebbero fatte solo quelle correzioni utili a far funzionare meglio quello che abbiamo e che ai cittadini di Uboldo è costato pure qualche euro .... Ma la vedrei anche come rendimento dell’investimento eseguito: ad oggi la resa del PGT è stata (e sarà
prossima allo zero (non ci sono nuovi cantieri, non ci sono stati nuovi servizi ...). Con poche modifiche il PGT potrebbe garantire il rientro delle spese sostenute per la sua redazione ed efficacemente sostenere gli investimenti necessari (e previsti nel piano dei servizi) al nostro comune. Se la scelta, però, è quella di fare una variante generale del PGT significa che dopo neppure tre anni buttiamo via tutto. Posto che concordo sulla necessità di modificare il PGT e che, quindi, non pongo in discussione il concetto in sé della variante, ritengo che fare oggi un intervento di tale portata sia improduttivo o, ancora, prematuro. Mi spiego meglio: in questo momento mi sembra la proposta per un investimento sbagliato. Visti i costi e i tempi necessari per affrontare tale opera, mi sembra più giusto adottare una linea di condotta differente e tutto per due motivi: 1) si rispendono denari pubblici per rifare qualcosa che già c’è e che deve solo essere sistemato “nel telaio” (ad un costo decisamente contenuto), non “nella sostanza”, visto anche che Uboldo non riuscirebbe a sopportare più degli abitanti teorici previsti nel PGT attuale (e con ciò anche i detrattori della variante dovrebbero essere tranquillizzati); 2) si crea un periodo di tempo (almeno uno/due anni per la variante) durante il quale forzatamente non ci saranno investimenti in attesa del nuovo piano. Attendere il nuovo piano significa, invero, non fare nulla per almeno altri uno/due anni!!! Vorrei che questo concetto fosse chiaro. Se è vero che il prossimo anno (il 2010) vedrà la
ripresa dell’economia mondiale, noi, in queste condizioni, ci troveremo nuovamente impreparati. Col PGT ancora incrostato di eccentriche invenzioni, senza uno strumento valido con cui operare, come sarà possibile confrontarsi con i nuovi scenari che il mercato ci proporrà? Come potremo dare risposte ai cittadini che attendono concretezza? Da dove arriveranno i soldi per fare quegli investimenti che il comune, la cittadinanza aspetta? In mancanza di valide alternative, allora, resteremo fermi ad attendere ancora. Spesso è meglio fare buon uso di quel che c’è .... Valorizziamo quello che abbiamo senza demonizzare il suo creatore. Gli errori (o gli orrori) possono succedere a tutti, anche se gli orrori preferiremmo non doverli più vedere. Se quello che abbiamo lo possiamo migliorare, facciamolo e basta. Non perdere tempo e non buttare denaro inutilmente mi sembra una necessità ineludibile in questo frangente storico-economico.
Così come cambiare tutto per rischiare di non cambiare nulla mi pare un gioco a cui Uboldo non può giocare. Della serie: un altro pacco sorpresa non ci serve. Alla fine la mia proposta consiste nella richiesta di sistemazione degli articoli relativi a:
- altezza massima degli edifici, da portare a 9m (minimo!) rispetto agli 8m attuali;
- inserire la voce sottotetti nell’art.26 consentendo così di considerare anche i sottotetti alla stregua dei locali interrati (non contribuenti al calcolo della SLP);
- eliminare il vincolo (classista e discriminatorio) della tipologia unica (ville e villini) per permettere anche la realizzazione di appartamenti;
- eliminare il vincolo (uniformante) della morfologia costruttiva: costruire tutti edifici uguali è alienante non solo per chi li progetta, ma anche per chi li vive
- eliminare l’obbligo di adempiere alla SU3 (escludendo così il versamento del doppio degli oneri concessori), lasciandone la disponibilità a scelta dell’operatore (privato o impresa);
- inserire la attuabilità di PII (programmi integrati di intervento) ad oggi poco chiara per non dire incomprensibile.
Per l’azzonamento, invece, fatte salve le grossolanità da correggere (e definibili errori materiali), si deve rimandare alla revisione complessiva del piano. Tempi: per un lavoro di aggiornamento degli articoli del PGT ... decisamente ridotti in quanto realizzabili con variante puntuale e senza stravolgere alcunché dei contenuti del piano.
Risultato: sicuramente una risposta concreta ed immediata ad un bisogno impellente della cittadinanza. In termini economici rappresenta la possibilità, per i privati soprattutto, di andare a realizzare le aspettative da tempo “congelate”. A questo, poi e con i giusti tempi, potrà seguire anche la variante generale del PGT, altra risposta ai bisogni del nostro comune.
Infine: credo di essere l’unico che esprime apertamente un pensiero differente, articolato, critico e propositivo rispetto al semplice dire sì o no alla variante. A rischio di sembrare il dissidente del gruppo. Ma non vedo altro modo per animare la discussione sul futuro (urbanistico) di Uboldo.
Ricevetti due risposte, ovviamente, di tipo negativo alla mia proposta di cui evito di riproporre i contenuti.
Mi permetto di scrivere di nuovo, in forma pubblica, per divulgare il contenuto della mia precedente comunicazione dal momento che in molti, recentemente e più volte, mi hanno chiesto che fine avessero fatto le “osservazioni” depositate e a che punto fosse la tanto attesa variante e che cosa io pensassi in proposito. Intanto vorrei chiarire che quelle depositate non erano le canoniche “osservazioni”, ma semplici suggerimenti. Per le osservazioni ci sarà tempo più avanti. A quelle l’amministrazione dovrà dare una risposta obbligatoriamente. A queste no.
Ritengo, però, che sia trascorso tempo sufficiente per poter tornare sull’argomento e per farmi sostenere che, ahimè, non avevo torto nello scrivere quelle note. Infatti, ad oggi:
- non si vede l’affidamento di alcunché in merito all’avvio della procedura per la redazione del rilievo aerofotogrammetrico;
- non si sono aperti i termini per la redazione della Valutazione Ambientale Strategica;
- non si è dato seguito ad alcuna informazione ricevuta con le tanto sbandierate duecento e più “osservazioni”.
In una conferenza pubblica l’AC aveva evidenziato la mancanza dei primi due punti già nel vigente PGT, giustificando, di fatto, la necessità della variante per disinnescare la minaccia della revoca del PGT a mezzo del ricorso intentato da Regione Lombardia.
Ma ad oggi non si è ancora visto nulla e non si è neppure nominato un tecnico per la redazione della variante!!! Siamo ancora nelle medesime condizioni di settembre 2009. In ordine cronologico avrebbe dovuto esserci:
- affidamento dell’incarico a arch. Pozzi (poi scartato?);
- affidamento dell’incarico al Politecnico di Milano (poi scartato? nonostante le informazioni fornite anche a mezzo stampa);
- affidamento all’interno della struttura ai tecnici comunali (ipotesi valutata ma di cui non si conosce l’esito)
Di tutte queste proposte non ce n’è stata una che abbia avuto un seguito e abbia consentito di capire quale è il reale orientamento di questa amministrazione.
Di fatto la riapertura del procedimento per la variante aveva riacceso la speranza di una correzione dalle incrostazioni e dalle storture presenti nel PGT vigente, magari anche uno snellimento ed una facilitazione alla comprensione per coloro che tecnici non sono.
Certo le priorità probabilmente sono state altre, i nostri amministratori possono essere stai impegnati in qualcosa di molto più interessante, importante e/o impellente che non il PGT, ma almeno una piccola comunicazione del tipo: stiamo facendo questo, stiamo lavorando a quello, siamo a questo punto, o ancora più semplicemente: abbiamo deciso di rinviare per mancanza di fondi, per mutate esigenze o per non so quale altro motivo, era necessaria.
Oppure devo pensare che il PGT vigente sia da intendersi sanificato da ogni male e applicabile senza più la necessità di interventi? Non si rende necessaria alcuna variante? E’ cambiato l’orientamento? Non è il momento di procedere con queste spese?
Almeno due parole, per chi è solito comunicare, sarebbero state gradite non fosse altro per tranquillizzare chi si attende una risposta. Al di là di questo, ribadisco la mia posizione e la necessità di un intervento minimo, ma efficace, alle norme che ritengo sia inderogabile per evitare di cadere nell’errore di autorizzare,ad esempio, ciò che non è autorizzabile.
Anche perché questo era uno dei punti del programma che molti, me compreso, hanno sostenuto e votato e non mantenervi fede, dopo quasi un anno dall’insediamento, mi sembra un evidente segno di scarsa valutazione del peso delle promesse elettorali.
Ing. Giuseppe Gioia
Lo scorso settembre 2009 furono aperti i termini per la variante generale al PGT. Centinaia di cittadini hanno provveduto a depositare “osservazioni” al fine di ottenere gli uni una modifica dell’azzonamento, gli altri una correzione alle regole, ma tutti con lo scopo di contribuire al miglioramento dello strumento urbanistico, palesemente deficitario sia in termini di applicabilità che di congruenza con la realtà economico-sociale del paese.
All’epoca, era il principio di dicembre 2009, essendo in aperto dissenso con tale iniziativa, inviai una comunicazione alla mail personale del sindaco e della giunta, nella quale davo spiegazioni circa l’inopportunità di una tale attività amministrativa. Proprio per i motivi riportati in quella mail, io non ho partecipato alla fase ricognitiva apertasi a settembre 2009 e relativa alla raccolta di informazioni per la redazione del PGT.
Vi riporto il contenuto di quella.
A gennaio il PGT compirà 3 anni dalla sua ideazione e dalla sua approvazione. Questo strumento urbanistico, assai controverso, difficile da interpretare, complicato da applicare si è rivelato uno mezzo poco efficace per governare il territorio. Ma la sua colpa fu di essere il primo (si disse). Imperfetto dalla nascita quindi (per ammissione dei creatori), anche se, in teoria, facilmente modificabile. A limitare gli effetti dell’applicazione del PGT ha contribuito, non poco, la crisi mondiale. Con l’avvento del periodo di “ristrettezze” per gli investitori, i veri manovratori del mercato e gli unici reali utilizzatori (o beneficiari) dello strumento urbanistico, si è assistito ad un progressivo abbandono degli investimenti in campo edilizio. L’edilizia, quindi, si è fermata. Questo e solo questo ha attenuato gli effetti del PGT sulla nostra economia locale. In sé, in nuce, l’idea del PGT è assai intelligente: la flessibilità, l’adattabilità, la semplicità, l’efficienza, potrebbero, infatti, essere tutti sinonimi ed indicare tutti la stessa cosa se utilizzati nell’ambito del piano urbanistico. In realtà noi, cittadini e tecnici, abbiamo visto come un tale semplice oggetto possa essere trasformato in uno strumento di tortura: solamente aggiungendo o evitando una parola in un articolo si possono creare enormi difficoltà a chi deve applicare le norme, a chi vive (dando e creando lavoro) utilizzando queste norme, a chi chiede risposte a bisogni impellenti. Dopo quasi tre anni, il disappunto sul “nulla è stato fatto” per migliorarlo, però, è tanto. A parte un fortunato consiglio comunale (nel lontano 2007) dove sono state date delle interpretazioni su alcune lacune del Piano delle Regole, per il resto silenzio. Nel periodo (due anni!!!) del commissariamento, non c’è stato alcun tentativo da parte degli uffici comunali di procedere ad una semplificazione dei punti nevralgici dei contenuti del Piano delle Regole. Nonostante i primi a sapere quali e dove siano le pecche del sistema dovrebbero essere proprio i funzionari comunali preposti. Ma mancava una guida politica ad indirizzare gli sforzi. Anche se, leggendo
il PGT una delle funzioni attribuite dal piano stesso al funzionario, capo del settore urbanistica, è proprio quella di intervenire, mediante lo strumento dell’interpretazione autentica, a chiarire il senso di ciò che è poco comprensibile o di ciò che crea “confusione” nel piano delle regole (art. 20 del Piano delle Regole). Ora l’amministrazione ha deciso di procedere ad una variante generale del PGT ritenendolo un intervento necessario ed inderogabile. Ma penso e mi domando: per risolvere queste situazioni di empasse, create fondamentalmente da alcune parti (ridotte) del piano non sarebbe stata buona cosa proporre, articolare e sottoporre all’approvazione del Consiglio comunale una variante puntuale al Piano delle Regole? Al di là dell’interpretazione autentica capace di risolvere alcune problematiche interpretative (ad esempio in merito all’applicabilità dei PII, controversa lettura del Documento di Piano alle pagine 202 e successive) la variante puntuale sarebbe stata limitata ai seguenti:
articolo 26 (definizione di SLP); art. 109 (stato di urbanizzazione SU3); articoli 129 (limitatamente all’altezza degli edifici) e 130 (limitatamente al comma 2); articoli 137 (limitatamente all’altezza degli edifici) e 138 (limitatamente al comma 2). In totale 6 articoli, che senza stravolgere i contenuti, senza modificare le finalità del piano avrebbero potuto consentire a tutti di avere risposte inequivocabili. Intervento rapido, preciso, indolore ed a costo praticamente nullo, realizzato, magari, proprio dai tecnici comunali. Ne hanno la competenza e, secondo me ripeto, nessuno meglio di loro potrebbe rendere più facile la lettura, la comprensione e l’applicazione del Piano. Tra l’altro questo intervento non inciderebbe in alcuna misura sulla capacità insediativa prevista dal piano. Peraltro, le interazioni con le regole generali sono limitate agli articoli oggetto di intervento e non verrebbe, quindi, variata la filosofia del Piano. Il Piano rimarrebbe quello che è (per ora). Si sarebbero fatte solo quelle correzioni utili a far funzionare meglio quello che abbiamo e che ai cittadini di Uboldo è costato pure qualche euro .... Ma la vedrei anche come rendimento dell’investimento eseguito: ad oggi la resa del PGT è stata (e sarà
ripresa dell’economia mondiale, noi, in queste condizioni, ci troveremo nuovamente impreparati. Col PGT ancora incrostato di eccentriche invenzioni, senza uno strumento valido con cui operare, come sarà possibile confrontarsi con i nuovi scenari che il mercato ci proporrà? Come potremo dare risposte ai cittadini che attendono concretezza? Da dove arriveranno i soldi per fare quegli investimenti che il comune, la cittadinanza aspetta? In mancanza di valide alternative, allora, resteremo fermi ad attendere ancora. Spesso è meglio fare buon uso di quel che c’è .... Valorizziamo quello che abbiamo senza demonizzare il suo creatore. Gli errori (o gli orrori) possono succedere a tutti, anche se gli orrori preferiremmo non doverli più vedere. Se quello che abbiamo lo possiamo migliorare, facciamolo e basta. Non perdere tempo e non buttare denaro inutilmente mi sembra una necessità ineludibile in questo frangente storico-economico.
Così come cambiare tutto per rischiare di non cambiare nulla mi pare un gioco a cui Uboldo non può giocare. Della serie: un altro pacco sorpresa non ci serve. Alla fine la mia proposta consiste nella richiesta di sistemazione degli articoli relativi a:
- altezza massima degli edifici, da portare a 9m (minimo!) rispetto agli 8m attuali;
- inserire la voce sottotetti nell’art.26 consentendo così di considerare anche i sottotetti alla stregua dei locali interrati (non contribuenti al calcolo della SLP);
- eliminare il vincolo (classista e discriminatorio) della tipologia unica (ville e villini) per permettere anche la realizzazione di appartamenti;
- eliminare il vincolo (uniformante) della morfologia costruttiva: costruire tutti edifici uguali è alienante non solo per chi li progetta, ma anche per chi li vive
- eliminare l’obbligo di adempiere alla SU3 (escludendo così il versamento del doppio degli oneri concessori), lasciandone la disponibilità a scelta dell’operatore (privato o impresa);
- inserire la attuabilità di PII (programmi integrati di intervento) ad oggi poco chiara per non dire incomprensibile.
Per l’azzonamento, invece, fatte salve le grossolanità da correggere (e definibili errori materiali), si deve rimandare alla revisione complessiva del piano. Tempi: per un lavoro di aggiornamento degli articoli del PGT ... decisamente ridotti in quanto realizzabili con variante puntuale e senza stravolgere alcunché dei contenuti del piano.
Risultato: sicuramente una risposta concreta ed immediata ad un bisogno impellente della cittadinanza. In termini economici rappresenta la possibilità, per i privati soprattutto, di andare a realizzare le aspettative da tempo “congelate”. A questo, poi e con i giusti tempi, potrà seguire anche la variante generale del PGT, altra risposta ai bisogni del nostro comune.
Infine: credo di essere l’unico che esprime apertamente un pensiero differente, articolato, critico e propositivo rispetto al semplice dire sì o no alla variante. A rischio di sembrare il dissidente del gruppo. Ma non vedo altro modo per animare la discussione sul futuro (urbanistico) di Uboldo.
Ricevetti due risposte, ovviamente, di tipo negativo alla mia proposta di cui evito di riproporre i contenuti.
Mi permetto di scrivere di nuovo, in forma pubblica, per divulgare il contenuto della mia precedente comunicazione dal momento che in molti, recentemente e più volte, mi hanno chiesto che fine avessero fatto le “osservazioni” depositate e a che punto fosse la tanto attesa variante e che cosa io pensassi in proposito. Intanto vorrei chiarire che quelle depositate non erano le canoniche “osservazioni”, ma semplici suggerimenti. Per le osservazioni ci sarà tempo più avanti. A quelle l’amministrazione dovrà dare una risposta obbligatoriamente. A queste no.
Ritengo, però, che sia trascorso tempo sufficiente per poter tornare sull’argomento e per farmi sostenere che, ahimè, non avevo torto nello scrivere quelle note. Infatti, ad oggi:
- non si vede l’affidamento di alcunché in merito all’avvio della procedura per la redazione del rilievo aerofotogrammetrico;
- non si sono aperti i termini per la redazione della Valutazione Ambientale Strategica;
- non si è dato seguito ad alcuna informazione ricevuta con le tanto sbandierate duecento e più “osservazioni”.
In una conferenza pubblica l’AC aveva evidenziato la mancanza dei primi due punti già nel vigente PGT, giustificando, di fatto, la necessità della variante per disinnescare la minaccia della revoca del PGT a mezzo del ricorso intentato da Regione Lombardia.
Ma ad oggi non si è ancora visto nulla e non si è neppure nominato un tecnico per la redazione della variante!!! Siamo ancora nelle medesime condizioni di settembre 2009. In ordine cronologico avrebbe dovuto esserci:
- affidamento dell’incarico a arch. Pozzi (poi scartato?);
- affidamento dell’incarico al Politecnico di Milano (poi scartato? nonostante le informazioni fornite anche a mezzo stampa);
- affidamento all’interno della struttura ai tecnici comunali (ipotesi valutata ma di cui non si conosce l’esito)
Di tutte queste proposte non ce n’è stata una che abbia avuto un seguito e abbia consentito di capire quale è il reale orientamento di questa amministrazione.
Di fatto la riapertura del procedimento per la variante aveva riacceso la speranza di una correzione dalle incrostazioni e dalle storture presenti nel PGT vigente, magari anche uno snellimento ed una facilitazione alla comprensione per coloro che tecnici non sono.
Certo le priorità probabilmente sono state altre, i nostri amministratori possono essere stai impegnati in qualcosa di molto più interessante, importante e/o impellente che non il PGT, ma almeno una piccola comunicazione del tipo: stiamo facendo questo, stiamo lavorando a quello, siamo a questo punto, o ancora più semplicemente: abbiamo deciso di rinviare per mancanza di fondi, per mutate esigenze o per non so quale altro motivo, era necessaria.
Oppure devo pensare che il PGT vigente sia da intendersi sanificato da ogni male e applicabile senza più la necessità di interventi? Non si rende necessaria alcuna variante? E’ cambiato l’orientamento? Non è il momento di procedere con queste spese?
Almeno due parole, per chi è solito comunicare, sarebbero state gradite non fosse altro per tranquillizzare chi si attende una risposta. Al di là di questo, ribadisco la mia posizione e la necessità di un intervento minimo, ma efficace, alle norme che ritengo sia inderogabile per evitare di cadere nell’errore di autorizzare,ad esempio, ciò che non è autorizzabile.
Anche perché questo era uno dei punti del programma che molti, me compreso, hanno sostenuto e votato e non mantenervi fede, dopo quasi un anno dall’insediamento, mi sembra un evidente segno di scarsa valutazione del peso delle promesse elettorali.
Ing. Giuseppe Gioia