Suggerimenti per la variante generale al PGT dal circolo di Uboldo del Partito Democratico...
IL PARTITO DEMOCRATICO PER
UBOLDO CHIEDE UNA POLITICA PER IL TERRITORIO CHE
RISPONDA AI VERI BISOGNI DEI CITTADINI: CASA, LAVORO,
AMBIENTE PULITO, SERVIZI ADEGUATI,
IN SINTESI “MASSIMA
QUALITA’ DELLA VITA”.
Come
membri del Partito Democratico, Circolo di Uboldo,
riteniamo che il vigente strumento urbanistico,
tuttora valido nel suo impianto generale, abbia
bisogno di un’attenta manutenzione.
Elenchiamo di seguito le modifiche ai tre documenti
DdP, PdR e PdS che riteniamo importanti a nostro modo
di vedere:
DOCUMENTO DI PIANO
E' il
documento fondamentale del PGT e contiene le
impostazioni strategiche.
A
distanza di soli due o tre anni dall'approvazione non
sono ipotizzabili modifiche importanti nella
dimensione del piano e nelle sue linee guida che, a
nostro giudizio, devono essere mantenute.
Riteniamo
necessario che sia trascorso almeno un quinquennio
perché si possa ripensare i fondamenti dello
strumento urbanistico.
Ciò che invece occorre senz'altro fare è un
aggiornamento del Documento di Piano che
tenga
conto della programmazione sovra comunale
intervenuta
nel frattempo: Piano Territoriale di Coordinamento
Provinciale (P.T.P.C.) e Piano Cave della Provincia
di Varese, Piano Territoriale Regionale (P.T.R.)
della Regione Lombardia, ecc.
Qualche ulteriore ritocco andrà fatto per eliminare
qualche imperfezione del resto inevitabile in un
documento così complesso, rendendolo nel suo
complesso più facile da interpretare e da applicare.
RETE STRADALE E VIABILITA’
Come
prima cosa occorre prendere atto della viabilità
sovra comunale, Svincolo di Saronno sud e Varesina
bis. Queste due opere sono ormai in itinere e non
possiamo fare altro che recepirle. Lo svincolo è già
in fase esecutiva, invece la Varesina Bis, essendo
collegata alla Pedemontana, sarà ultimata solo tra
qualche anno. E’ auspicabile che le due opere, come
autorevolmente promesso, siano realizzate
contestualmente, in modo
da raggiungere un nuovo equilibrio del traffico da
subito. Se invece, come sembra più probabile,
arriveranno in tempi diversi, avremo per alcuni anni
uno svincolo che impatterà in modo pesantissimo sul
nostro territorio, senza la viabilità di collegamento
nella direzione ovest verso Rescaldina.
Prevediamo che emergeranno prepotentemente alcune
criticità:
1) in una prima fase, con lo svincolo realizzato ma
senza viabilità a scorrimento veloce, si dovrà
contenere con opportuni divieti, i tentativi di
attraversamento del centro;
2) nella fase successiva, con la Pedemontana
completata, si dovrà operare per tenere diviso il
traffico in transito, che defluirà sulla nuova
arteria, da quello urbano;
3) inoltre, per rimediare al taglio di tutte le
strade comunali e consorziali, che saranno interrotte
dalla Varesina Bis, occorreranno sovrappassi e/o
sottopassi, più un sistema di strade complanari per
dare continuità ai percorsi verso la Cascina
Regosella e verso gli insediamenti in area agricola
esterna (queste opere dovrebbero, almeno in parte,
essere a carico della Società Pedemontana.)
Il rimedio indispensabile (e urgente già da subito) è
l’anello interno di circonvallazione (l'urbana sud,
utilissima anche ai fini del completamento
dell'anello dell'acquedotto, come vedremo nel Piano
dei Servizi, ma anche l’urbana nord).
Fatte queste premesse, chiediamo che il Documento di
Piano sia rivisto nella Parte III al punto DdP 4.0
“Rete stradale comunale; Criticità e potenzialità del
sistema delle infrastrutture” per inserire:
1) il tratto extraurbano collegato alla Pedemontana
come elemento “invariante”,
2) la viabilità di servizio, per la parte realizzata
da Società Autostrade, più eventuali
altri interventi a carico del Comune,
3) il completamento dell’anello di circonvallazione
interna verso nord per collegare la
via Dell'Acqua con le vie De Gasperi e Turati, in
modo da avere una vera e propria
circonvallazione urbana a servizio della mobilità
locale,
4) una nuova piazza da collocare al centro della zona
nord del comune per equilibrare
la distribuzione dei servizi, come vedremo parlando
del PdS.
PERCORSI CICLO-PEDONALI
I
percorsi ciclo-pedonali, secondo noi, dovranno essere
tutti collegati tra loro in modo da formare una rete
continua che comprenda:
1) i percorsi urbani,
2) i percorsi extraurbani per collegare il centro di
Uboldo con Saronno, Gerenzano e
Origgio, lungo le strade esistenti,
3) una ciclo-pedonale ecologica lungo il corridoio
verde che si sviluppa lungo il
percorso della roggia, da Piazza Conciliazione alla
Girola e da qui a Saronno.
4) una ciclo-pedonale dalla Cascina Girola alla
Cascina Malpaga,
5) una rete di percorsi nell’istituendo Parco
d’interesse sovra comunale,
6) una ciclo-pedonale dalla Cascina Malpaga verso sud
attraverso l’area di
trasformazione dell’ex Cava Fusi, per collegarsi ai
percorsi campestri attraverso i boschi in direzione
di Cerro e Rescaldina.
GAMME FUNZIONALI
La nuova
viabilità, consentirà di liberare la via 4 novembre
dal traffico di attraversamento, specialmente quello
più pesante e inquinante, trasformandola in una
strada urbana a uso soprattutto locale.
Di conseguenza deve essere modificato nella Parte V,
oltre al capitolo intitolato “Politiche di governo
per la mobilità”, anche il capitolo dedicato ai
“Caratteri strutturali della distribuzione
commerciale nel comune di Uboldo” per sfruttare le
opportunità positive che consistono nella
riqualificazione della via 4 novembre, divenuta
strada urbana a forte vocazione commerciale e
sociale.
La Parte VI “Strategie per il governo del territorio”
deve essere rivista per ridefinire alcune strategie
generali in modo da far sì che i nuovi interventi
sulla viabilità extraurbana producano gli effetti
benefici desiderati.
Il Documento di Piano demanderà al PdR il compito di
cambiare le destinazioni funzionali e al PdS il
compito di prevedere la dislocazione dei parcheggi e
degli altri servizi, con tutte le ripercussioni a
cascata che ne deriveranno.
EDILIZIA CONVENZIONATA NELLE AREE DI
TRASFORMAZIONE
Per
rendere meglio utilizzabili le aree di trasformazione
governate dal Documento di Piano, occorrerà prevedere
delle procedure agevolate mediante l’adozione di un
“Piano
Integrato di Intervento Tipo” e uno
“Schema
di Convenzione Tipo” per la
realizzazione delle aree di trasformazione a
carattere residenziale n. 3, 4, 5 e 7.
Oltre alle aree di trasformazione n. 3, 4 e 5
indispensabili per il completamento dell'anello di
circonvallazione nella parte nord dell'abitato, dovrà
a essere aggiunta un’ulteriore area di trasformazione
n. 9 a est della via Dell’acqua se si vuole che
l’anello di circonvallazione si completi verso via De
Gasperi.
Occorre tenere presente che nelle aree di
trasformazione menzionate, è prevista l'Edilizia
Convenzionata, non resa obbligatoria ma lasciata alla
libera scelta dell’operatore, concordata con il
Comune e premiata con un indice maggiorato (0,40 mq
di slp invece che 0,30).
Secondo noi la possibilità di Edilizia Convenzionata
deve rimanere, com’è ora, solo eventuale, ma deve
essere maggiormente incentivata, nel quadro di una
politica per la casa che deve avere lo scopo di:
1) immettere sul mercato unità immobiliari con
caratteristiche “non di lusso”;
2) consentire l'accesso alla casa anche alle
categorie meno abbienti; si pensi agli
anziani, ai single, alle giovani coppie, agli
immigrati...;
3) calmierare i prezzi degli appartamenti, mediante
la sana concorrenza.
TIPOLOGIA PAESAGGISTICA
Riteniamo
che debba essere mantenuta la strategia paesaggistica
che prevede una tipologia quanto più possibile unica
per zone omogenee, per evitare la frammistione tra
diverse tipologie.
Gli ambiti di paesaggio a densità rada (P3 e P4)
devono rimanere edificate secondo la tipologia oggi
dominante, che è quella a ville e villini
unifamiliari o bifamiliari, senza che ciò impedisca,
ove gli indici lo consentano, anche edifici
comprendenti un numero maggiore di unità immobiliari,
che mantengano però la fisionomia dominante nella
zona, (cosiddetti appartamenti in villa).
Viceversa la tipologia a palazzine e/o condomini deve
essere garantita negli ambiti di paesaggio a maggiore
densità (P2) e nelle aree di trasformazione a
carattere residenziale e segnatamente in presenza di
edilizia convenzionata.
POLITICA DEL VERDE
Il D.d.P.
contiene già tutte le strategie per la salvaguardia
delle aree agricole e forestali, per la
ripiantumazione e per la tutela dei corridoi
ecologici.
Un discorso a parte merita il “Parco d’interesse
sovra comunale” da realizzare insieme ai comuni di
Origgio e Cerro Maggiore. Non basta certamente la
perimetrazione stabilita nel 1997 con Variante al
P.R.G.; occorre costituire l’Ente Parco, dotarlo di
Regolamento, di personale e di risorse per far sì che
il parco viva e sia vissuto dagli utenti.
DIMENSIONE DEL PIANO
Parlare
della dimensione del Piano significa parlare del
consumo di territorio e del numero degli abitanti
insediabili.
Consumo
di territorio. Sono
tuttora visibili i danni irreparabili subiti dal
territorio uboldese a partire dall’ultimo dopoguerra
quando, seguendo il Piano di Fabbricazione, antenato
dei Piani Regolatori, si è edificato in modo
indiscriminato, invadendo la campagna con una
innaturale commistione tra agricoltura e residenza e
creando una serie di problemi per la fornitura dei
necessari servizi.
Il piano ha tra gli obiettivi da mantenere la
definizione più marcata del confine tra edificato e
campagna e la riduzione della sfrangiatura di questo
confine,rappresentato dalle aree di trasformazione.
All’esterno non sono possibili nuove costruzioni,
eccetto quelle legate all’agricoltura e sono permessi
solo ampliamenti limitati dagli edifici non agricoli
esistenti.
All’interno di questa cintura devono essere attuati
il completamento della edificazione negli interstizi
e la riqualificazione dell’edificato,con sostituzione
degli edifici ammalo rati, nel rispetto delle
tipologie presenti.
Chiediamo con forza che questi principi vengano
mantenuti e che sia scongiurato l’utilizzo
indiscriminato di nuovo territorio. Numero di
abitanti. La previsione di circa 12 mila abitanti può
essere mantenuta sostanzialmente se si considera che
la sostituzione dei fabbricati obsoleti nel centro
produrrà un incremento valutabile in un massimo di
500 abitanti e che buona parte degli ampliamenti
possibili non produrranno nuovi abitanti, ma semmai
la disponibilità di maggior spazio pro-capite. Questi
interventi, comprendendo anche le aree di
trasformazione, produrranno un massimo di 1500
abitanti.
MODIFICHE AL PIANO DELLE REGOLE
Il P.d.R.
è un complesso di norme organizzate per consentire il
raggiungimento
degli obiettivi del Documento di Piano. Le regole si
traducono in indici e parametri riguardanti i diversi
ambiti territoriali (T1, T2 e T3) e le diverse gamme
funzionali (GF1, GF2 e GF3) stabilite dal D.d.P..
Queste regole funzionano come dei rubinetti da aprire
o chiudere secondo i risultati che si vuole ottenere.
Occorre monitorare continuamente la situazione per
poter intervenire nel caso di discordanza tra gli
obiettivi prefissati dal D.d.P. e il risultato
effettivo.
Questa è la funzione del nuovo strumento urbanistico,
che la legge ha voluto flessibile. Attraverso un
assiduo compito di “governance” si riesce a
interpretare le mutate esigenze dei tempi e di
conseguenza modulare le regole.
Ad esempio in questo periodo di ritagno dell'economia
si dovrebbe intervenire per allentare qualche freno e
intensificare alcuni incentivi, allo stesso modo come
in epoca di forte espansione (bolla specultiva) è
indicata un'azione contraria.
Ma sulla materia è già intervenuta pesantemente la
politica nazionale con il “piano casa”, subito
recepito dalla Regione Lombardia che si aggiunge alla
legge sul recupero ai fini abitativi dei sottotetti
esistenti.
Sono interventi pesanti, specie se applicati “senza
rete”. Esiste il pericolo, tutt'altro che remoto, che
questa sovrapposizione di norme anticicliche,
comprensibili in via teorica ma avulse dallo
strumento adottato, vanifichi gli obiettivi del Piano
stravolgendo ogni previsione.
Per evitare questo rischio occorre una attenta azione
di modulazione di tutte le regole del P.d.R. per
armonizzarle, in modo da sfruttare positivamente
l'occasione e scongiurare pericolose involuzioni.
Ad esempio la possibilità di monetizzazione dei
parcheggi se non è regolamentata al meglio, produrrà
la paralisi del centro, se invece è guidata
intelligentemente, rappresenterà una buona
opportunità per la cura dei mali collegati al
traffico.
NORME PER IL RISPARMIO ENERGETICO
Altro
aspetto che s’impone con forza è la qualità delle
costruzioni dal punto di vista non solo
paesaggistico, architettonico e morfologico, ma anche
da quello delle norme antisismiche, del superamento
delle barriere architettoniche e soprattutto del
risparmio energetico e dell’uso di materiali
ecologici. Il PdR dovrà tenere conto di tutti questi
elementi, compresa l’intervenuta normativa regionale
sul recupero dei sottotetti e del piano casa,
accogliendo e puntualizzando le indicazioni
provenienti dal DdP di cui abbiamo già parlato.
Questa modifica del P.d.R. dovrà essere accompagnata
da una serie di norme di dettaglio che dovranno
trovare posto nel Regolamento Edilizio o in un
apposito allegato. Queste norme consentiranno di dare
attuazione a una delle varie forme di perequazione
previste dal P.G.T., quella architettonica, che al
momento non è operante.
In sintesi le nuove norme del PdR scaturite dalla
Variante, secondo noi, dovranno
cogliere l’opportunità di dosare l’edificazione nella
quantità sufficiente, non differente dalle dimensioni
totali oggi prevista dal P.G.T. vigente, tarandola su
un livello di qualità accettabile e possibilmente
rendendola facilmente accessibile a tutte le
categorie e a tutte le famiglie, tenuto anche conto
del fenomeno
dell’immigrazione.
Per ottenere questi effetti occorrerà modificare
alcuni indici ad esempio le altezze massime e
incrementare i fattori di perequazione.
MODIFICHE AL PIANO DEI SERVIZI
Sappiamo
che il Piano dei Servizi non può essere il libro dei
sogni, ma che
deve contenere esattamente quelle opere che è
possibile realizzare nel quinquennio, tenuto conto
del bilancio comunale e della limitata possibilità
d’indebitamento.
Le
aree destinate a servizi, secondo noi, dovrebbero
subire un deciso
ridimensionamento, anche
per evitare che alla scadenza quinquennale i vincoli
posti sulle aree decadano, vanificando previsioni
troppo ottimistiche e che il Comune si trovi
costretto a reiterare i vincoli pagando pesantissimi
interessi.
Alla luce degli elementi emersi si tratterà di
ridefinire la mappatura dei servizi secondo la nuova
visione di città, delle finanze disponibili e delle
possibilità offerte dai privati attraverso il
meccanismo della perequazione. Un'attenzione
particolare dovrà essere posta nel cercare di
incrementare la dotazione di servizi nella parte
dell'abitato posta a nord della via 4 novembre, ove
attualmente l'unico servizio esistente è la scuola
materna ed elementare di via 20 settembre.
SERVIZI GENERALI A FAVORE DELLA
PERSONA
Sempre
nella zona a nord si nota la mancanza di una piazza
con negozi di vicinato più un mini-market che svolga
la funzione di polo di servizi e di aggregazione a
vantaggio del quartiere. In quest'ottica è necessario
che il plesso scolastico di via 20 settembre sia
mantenuto e potenziato. Riflettiamo sul fatto che in
assenza di uno sviluppo nel senso da noi indicato, la
zona nord del paese sarà condannata a essere
sostanzialmente un quartiere dormitorio.
PARCHEGGI PUBBLICI
In ogni
caso la dotazione di parcheggi pubblici dovrà essere
aumentata in corrispondenza delle nuove aree a
vocazione commerciale e in vicinanza dei servizi
essenziali: municipio, scuole, chiesa parrocchiale,
ambulatori medici, esercizi commerciali e dovunque
appaiano insufficienti come nel centro storico.
Il Comune ha l'obbligo di predisporre una precisa
quantità di parcheggi pubblici
e di
prevederli nel suo Piano dei Servizi, ma perché
esista un parcheggio pubblico non basta che un
terreno sia individuato nello strumento urbanistico
come “area destinata a parcheggio”, occorre:
1) che il Comune ne diventi proprietario,
2) che l'area sia attrezzata di quanto occorre,
pavimentazione, rampe di accesso, illuminazione,
segnaletica orizzontale e verticale.
Il Comune deve seguire la via maestra che consiste
nel cercare di ottenere prima di tutto la proprietà
delle aree e poi la realizzazione delle opere
occorrenti, il tutto, possibilmente, con lo strumento
della perequazione e senza aggravio per il Bilancio.
Nel passato recente invece è stata seguita la via
della forzatura della natura dei parcheggi
pertinenziali. Data l'incapacità pratica di
realizzare i parcheggi pubblici, con l’articolo 63
N.T.A. del vecchio Piano Regolatore fu imposto ai
privati l’obbligo che “almeno un posto auto per unità
immobiliare fosse ubicato marginalmente alla sede
viaria in modo facilmente accessibile dall'esterno”.
Era evidente l'intenzione di sopperire all'incapacità
di realizzare parcheggi pubblici, utilizzando i posti
auto pertinenziali. Questi, pur rimanendo formalmente
posti auto privati destinati agli utenti delle
abitazioni, in realtà furono percepiti come destinati
“a uso pubblico”data la loro accessibilità dalla via
pubblica.
La natura privatistica dei posti auto pertinenziali è
comunque evidente se si considera:
1) che non possono essere elevate contravvenzioni al
divieto di sosta da parte della Polizia Locale,
2) non può essere impedito ai proprietari di
collocare cartelli che riservano in parcheggio al
proprietario e suoi eventuali clienti e visitatori.
Questo modo di operare ha spesso provocato liti tra i
proprietari e gli estranei che utilizzavano
impropriamente il parcheggio. Oltretutto, secondo
noi, quest’accorgimento si manifestò insufficiente
perché non otteneva i posti parcheggio dove più
occorrevano, ma solo dove i cittadini edificavano. Se
si fa un giro per il paese, si nota la grande
scarsità di parcheggi nel centro, mentre in periferia
abbondano strani rettangoli riquadrati nelle
recinzioni, ove nessuno si sognerebbe mai di
parcheggiare e dove invece prosperano erbacce e
sporcizia.
La possibilità di monetizzazione, secondo noi non
deve servire solo ad agevolare l'operatore e
consentirgli l'edificazione altrimenti impossibile,
ma deve essere inserita in un vero e organico
programma di opere pubbliche.
Ecco la nostra proposta: il P.d.S. individui un'area
nel centro o nelle immediate adiacenze, meglio se già
di proprietà già comunale, oppure ottenibile al
comune mediante il meccanismo della perequazione,
nella quale si preveda come opera pubblica un
parcheggio comunale, anche multi-piano, eventualmente
gratuito per la prima mezz’ora e a pagamento
successivamente. Se inserisca l’opera nel Programma
Pluriennale delle Opere Pubbliche con priorità alta.
La realizzazione avverrà con costi minimi per il
Comune, utilizzando le monetizzazioni di tutti coloro
che intendono operare per il recupero nel centro,
compreso quanto reso possibile dal “piano casa” e dal
“recupero dei sottotetti
esistenti”.
In questo
modo la disponibilità di parcheggi veramente pubblici
nel centro potrebbe bilanciare il maggior peso
insediativo in termini di numero di abitanti,
incoraggerebbe il recupero del patrimonio edilizio,
rilancerebbe il commercio e consentirebbe un
vantaggio a chi abita nel centro e a chi vi si deve
recare per gli usi quotidiani.
Le risorse delle monetizzazioni dovrebbero essere
vincolate per lo scopo dichiarato e non utilizzate
per altri usi; andrebbero inserite come entrate in un
apposito capitolo di bilancio che preveda come uscita
l'opera pubblica.
Il meccanismo funzionerebbe anche al di fuori dal
centro. Essenziale è il coinvolgimento
dell’Amministrazione Comunale e del settore tecnico
nella trattativa pubblico-privato.
Ci auguriamo che questi suggerimenti siano presi in
considerazione dall’attuale amministrazione comunale
nell’interesse di Uboldo, del suo territorio e dei
suoi abitanti attuali e futuri per una migliore
qualità della vita.
Uboldo, 19/12/2009
Partito Democratico - Circolo di Uboldo