L'Urbanistica con la "U" maiuscola...

Sono gli ultimi giorni della campagna elettorale. A casa di tutti noi arrivano i fascicoli, più o meno patinati, dove le varie liste presentano i loro programmi. Alla fine dentro tutte queste parole non ci sono grandi differenze, che sia espressione di destra o dell'altra parte poco cambia. Molte parole, molti impegni presi di fronte a tutti. Voglio guardare solo a una parte di questi programmi fissando l'attenzione solo sull'urbanistica (per formazione e per competenza). Penso a che tipo di urbanistica tutti nostri politici, in particolare, hanno in mente. Ma vedo anche l'uso che dell'urbanistica per anni è stato fatto. Questo uso è diventato tradizione, prassi, consuetudine desunta da un modus comune in tutta Italia. L'urbanistica come modo di fare cassa (per le esangui casse comunali è sempre stato il toccasana), ma anche come modo di fidelizzare il cliente (l'elettore). Guardo la storia urbanistica del nostro piccolo paese e leggo questa "massima" constatando che non è mai stata tradita. Evidenzio solo la storia recente: un PRG (Lega) da 25000 abitanti (alta resa economica), un PGT (CSU) da 12000, a basso impatto insediativo, ma ad alto contenuto economico. Ossia: poca gente ma su aree molto ampie, di fatto non edificabili per contrasto con il piano provinciale. Così si rendono edificabili molti più mq di territorio a livello locale, sui quali si fa cassa con l'ICI (così facendo, poi non si applica l'addizionale IRPEF e ci si fa belli, ma questa è un'altra storia e si chiama prendere in giro il prossimo). Anche adesso, anche in questo frangente economico di recessione, ecco che in campagna elettorale si ritorna a parlare di terreno edificabile, di aree espropriate per infrastrutture, di nuovi insediamenti, di partecipazione pubblico-privato, di "contrattazione". Forse si deve partire da un concetto diverso che non ho visto mai seriamente affrontato in tutti questi anni. La domanda da porre è: quale volete che sia il vostro paese domani? È su questa base che si può pensare ad uno sviluppo urbano ed urbanistico del paese. Non si deve mai pensare ad uno sviluppo modello anni '60, indiscriminato, o se volete libero. Anche i PRG degli anni passati, avevano un'idea, politica o dirigistica, dell'urbanità del paese. Prendevano però come dato di fatto la crescita, il bisogno di aree, la politica (DC) di allora, con i pregi e i difetti (tutti) di questa e che poi sono scoppiati nel periodo di mani pulite. Oggi non si può più dire "ti metto a posto il terreno", "ti faccio far la casa per il figlio" senza contestualizzare il sito o la promessa che si sta facendo, senza localizzarla sul territorio.
Le prime risorse a mancare sono proprio quelle economiche, per cui se faccio costruzioni in zone non servite (da strade e utenze) dovrò pensare che fino a quelle abitazioni poi i servizi ce li devo portare. A spese della collettività. Grave errore e grave spreco di denaro pubblico. Serve ripensare l'urbanistica e il modo di fare urbanistica. Di pari passo ci va anche un nuovo modo di fare politica ...
meno clientes, più attenzioni al servizio prestato, ma anche qui è un altro discorso. Meno spettacolare, più concreto. L'urbanistica deve essere un modo per rendere migliore l'ambiente in cui tutti viviamo, ascoltando i bisogni e rispondendo ad essi. Non serve, infatti, una urbanistica fatta dai privati per i privati, o meglio dagli investitori per loro stessi.È necessario, quindi, pensare a cosa c'è oggi di costruito, alla qualità del costruito e provare ad intervenire su quelle parti di territorio già compromesse. Bisogna recuperare lo spazio per l'urbe dove lo spazio è già stato usato. Gli spazi vuoti presenti in città, le aree marginali al costruito (i reliquati) o ancora le vecchie costruzioni senza storia e senza pretese sono i luoghi ideali dove cominciare a sperimentare la nuova urbanistica. Infine: non è il numero degli abitanti che definisce la qualità della vita, ma è un complesso insieme di elementi (servizi, aree verdi, svago, infrastrutture viarie e di collegamento) che tutti insieme consentono un vivere più "quieto". Bisogna smettere di pensare ai piani urbanistici come a un modello di rendicontazione economica (voti elettorali e oneri per le casse comunali). Si deve pensare a chi vivrà nelle realtà che tutti noi, tecnici e amministratori, ci prefiguriamo sulla carta. Per concludere questa mia nota, infine, vorrei ancora dare uno sguardo al paese di Uboldo e alle sue vicissitudini urbanistiche nel recente passato fino ad oggi. Qui tutto è stato ragionato come se il pensiero di sviluppo fosse ancorato al modello di Uboldo-città. Non è più attuabile. Mancano i servizi, la viabilità, i casi "PL5" sono molteplici ed evidenti. E determinano tutte un aggravio di costi che sopporta la comunità tutta.  Abbiamo raggiunto un 50% di edificato a fronte di una residua parte verde ancora disponibile. Guardiamo ad un recupero dell'edificato con maggiore attenzione rispetto al nuovo uso dei suoli. Oggi ancora di più, visto che l'improvvida decisione di non adeguare, circa 10 anni fa, gli strumenti di programmazione urbanistica per evitare il passaggio di Pedemontana, ci ruberà ancora parte del territorio. Per Uboldo vale un'immagine che può ben chiaramente identificare lo stato di fatto o ciò che fra qualche anno si compirà: le due grandi vie (Pedemontana e A9) sembrano le ganasce di uno schiaccianoci. E Uboldo è nel mezzo, triturato dall'inefficienza della previsione politica e della programmazione urbanistica. Sparso sul territorio, schiacciato ed incapace di opporsi ad ogni cambiamento. Alla prossima Amministrazione chiedo quindi: - rivisitazione del PGT in modo che sia possibile recuperare spazio entro i confini dell'edificato (eliminando tutte le inutilità che oggi ci sono); - nuovi servizi, nuove infrastrutture capaci di migliorare la qualità della vita (per queste iniziative esistono i Piani Integrati già dal 2001); - nuovo modo di costruire per garantire un migliore salvaguardia dell'ambiente (regolamento edilizio da completare in senso ambientale). Alla fine, ed è chiaro a tutti, non servono nuove unità abitative se queste rimangono poi invendute sul mercato. Servono case per la gente. Quindi da ultimo, ma non per ultimo, chiedo la possibilità di metter in pratica un piano per la casa (iniziative tipo PL14, case Aler di vicolo Trentino, bonus volumetrici per ridurre il prezzo di vendita) capace di far mercato realmente e capace di soddisfare le esigenze principali: tenere gli uboldesi ad Uboldo e salvare quello che resta del nostro territorio.
Ing. Giuseppe Marco Gioia