Cervello vs Computer: l’uomo vede le immagini in 100 millisecondi

Cervello vs Computer: l’uomo vede le immagini in 100 millisecondi


Dev’essere frustrante per i geni della Silicon Valley sapere che il loro miglior computer non è neanche lontanamente paragonabile a un "processore" vecchio 200 mila anni. Una ricerca americana pubblicata su
Neuron ha scoperto che il cervello umano elabora le immagini con una velocità molto superiore a quanto finora ipotizzato: 100 millisecondi. In questo minuscolo lasso di tempo le figure non solo vengono “viste”, ma anche elaborate con precisione secondo dimensione, colore, orientamento e illuminazione.


Il percorso delle imagini - La scoperta degli studiosi del Children’s Hospital di Boston porta a ripensare alcune convinzioni riguardo l’elaborazione delle immagini. Il flusso di informazioni raccolte dalla retina attraversa diverse aree del cervello fino ad arrivare al lobo temporale, che identifica l’oggetto e rimanda un “messaggio di conferma” alle altre sezioni “visive”. Finora molti studiosi ipotizzavano che senza questo segnale di ritorno non sarebbe stato possibile, per il cervello, elaborare precisamente un’immagine: adesso l`ipotesi sembra invece essere stata smentita, aprendo la strada a nuovi studi sul funzionamento del cervello, dal momento che in 100 millisecondi le informazioni non hanno il tempo di compiere questo percorso di “andata e ritorno”.


La tecnica venuta dal futuro - Lo studio è riuscito a intercettare intervalli di tempo così brevi grazie a una nuova tecnica. Quelle usate in precedenza (uso di elettrodi esterni o di scanner cerebrali) catturavano le informazioni provenienti dal cervello con intervalli di circa un secondo, non riuscendo quindi a notare le attività più rapide. I ricercatori del Children’s Hospital hanno invece impiantato gli elettrodi (da 48 a 126) direttamente nel cervello: in questo modo è stato possibile osservare l’elaborazione delle immagini in modo più accurato e minuzioso.


Vista bionica - Secondo Gabriel Kreiman e Joseph Madsen, autori dello studio, questa tecnica consentirà di capire, con l’aiuto di algoritmi, cosa un individuo sta osservando, per poi utilizzare gli stessi algoritmi per insegnare ai computer a vedere come un uomo (o quasi). Le futuribili applicazioni sono da fantascienza: strumenti con una super-vista capaci di evitare gli incidenti stradali, oppure interfacce cervello-computer che ridonano la vista.


Fonte: il sole 24 ore