Concerto Gospel presso la sala della comunità - teatro S. Pio
Gospel, aspettando la Notte Santa
Sala della Comunità - Teatro san Pio
Uboldo
Domenica 16 Dicembre 2007
ore 16.00
FREE VOICES GOSPEL CHOIR
in concerto!
Grande attesa a Uboldo per questo fine settimana, quando il coro gospel di Beinasco (TO) composto da ben 60 coristi, con oltre 200 repliche all'attivo, calcherà il palco del Teatro San Pio, riempendone la sala di voci e musica, per un evento che si preannuncia indimenticabile. Non sarà difficile pronosticare un tutto esaurito.
Ingresso 10 euro.
Per informazioni:
Sala della Comunità - Teatro san Pio
Piazza della Conciliazione, 2
21040 Uboldo (VA)
teatrouboldo@yahoo.it
333 8485533 (Franco Colombo)
Di seguito qualche informazione in più sul coro, in allegato la foto del gruppo e una presentazione da parte di una componente: se anche non doveste riuscire a venire allo spettacolo, leggetela, merita.
"Free Voices", in italiano "Voci Libere", un nome che richiama alle radici del Gospel, nato come canto di gioia e di liberazione dalle catene della schiavitù. Il Free Voices Gospel Choir nasce nel 1997 a Beinasco (TO), per iniziativa di un gruppo di volontari decisi a sperimentare il canto corale come strumento aggregativo e d'impegno sociale.
Partito da un nucleo di trenta elementi, il gruppo si è ampliato fino a raggiungere l'attuale formazione di 60 coristi, tre ballerini e una band di sei musicisti che accompagna dal vivo ogni spettacolo. Tante voci dunque, ognuna diversa come diverse sono le esperienze, la storia e il sentimento religioso di ciascuno dei coristi, eppure un unico canto animato dalla passione comune per un modo di fare musica che vuole essere in primo luogo messaggio di fede e di speranza.
Ancorato a questo ideale, dal momento della sua formazione ad oggi, il Free Voices si è impegnato in oltre duecento esibizioni sostenendo e facendosi promotore di numerose iniziative di solidarietà. Un "tour" ricco di incontri e contatti che hanno determinato la crescita umana e artistica del gruppo. Queste esperienze, così come il contatto continuo con i diversi gruppi di volontari cui il coro ha offerto il suo appoggio, hanno contribuito a formare la "personalità" del Free, vicina alla più antica tradizione del Gospel e allo stesso tempo tesa alla ricerca di nuove sonorità.
La scelta del repertorio segue questa linea, proponendo brani che spaziano dai cosiddetti "Traditional" (Amen, Oh happy day, ecc.), a composizioni recenti e di forte impatto ritmico (I will dance, Worthy ecc.). Il percorso musicale del Free Voices è raccolto in tre lavori discografici, "live" ed interamente autoprodotti: "HIGH AND LIFTED UP" (Ottobre 2005); "GOSPEL, ACCORDING TO FREE VOICES, Featuring Cheryl Porter" (Giugno 2002); "FREE" (Settembre 2000).
A queste incisioni si aggiungono: la partecipazione alla compilation "Gospel Explosion" con il brano "Glory to God Almighty" e la partecipazione alla compilation "Milano Gospel Festival 2006" con il brano "Jesus I love calling your name" cantato insieme a Bob Singleton.

Noi ci chiamiamo Free Voices, in italiano: Voci Libere.
Questo nome non è stato scelto a caso dai nostri "fondatori". O forse, si potrebbe dire, non è un caso che
sia arrivato alle loro menti.
Voci Libere, voci che cantano libere e per la libertà. Ma quale libertà? Forse quella libertà per cui cantavano
le popolazioni africane nei campi di prigionia e per la quale questi splendidi canti sono nati. La loro era una
schiavitù in senso stretto, fatta di grosse catene che costringevano piedi e mani.
Oggi al mondo ci sono ancora tante grandi schiavitù! Troppi popoli vivono come schiavi vittime delle
nazioni più potenti... e poi c'è tanta fame... ci sono le guerre... e le epidemie.
Eppure, il mondo non è una cosa a sé, il mondo è l'insieme di questi 5 miliardi di persone che lo abitano.
E quindi, queste grandi schiavitù, appaiono come la sommatoria, l'insieme, il riflesso amplificato di tutte
quelle piccole schiavitù, quelle più intime, quelle che ognuno di noi porta con sé.
Piccole, perché tali sono rispetto al pianeta in cui abitiamo... ma che sono enormi rispetto a quel mondo
che ci abita dentro.
Quante volte ci si sente prigionieri: di un dolore, di una malattia, della perdita di una persona cara, di una
vita buia perché senza amore, di quella vita che vorremo diversa ma che non abbiamo il coraggio di
cambiare, schiavi della delusione, della paura del futuro, schiavi di tutto quello che gli altri si aspettano da
noi... e di tutto quello che qualche volta noi, forse anche un po' violentandoci, pretendiamo da noi stessi!
E allora, quando ci si chiede: perché cantare un "genere" così diverso dalla nostra cultura e dalla nostra
tradizione e tutti quei discorsi sulla differenza tra lo scimmiottare gli americani o prender spunto da loro.
Beh, a pensarci bene è tutto molto più semplice! Noi abbiamo scelto di aspirare alla libertà nel modo
"inventato" dai nostri predecessori afro-americani... e cioè cantando, danzando... facendo musica! Certo, è
diverso il contesto, è diverso il colore della pelle e anche quello della voce, ma per noi, come per loro
qualche tempo fa, questi canti vivono del desiderio ardente e viscerale di libertà.
Ecco cosa ci unisce a chi, anni orsono, nei campi di cotone cantava quelli che poi vennero definiti spiritual.
Quegli uomini e quelle donne cantavano e pregavano, trovando nel canto il conforto e pregando perché un
giorno quelle catene potessero scomparire per sempre. Con il tempo lo Spiritual è diventato Gospel e in un
tempo più vicino a noi il canto di disperazione è diventato canto di gioia.
E così, oggi noi facciamo Gospel. Ma non è cambiato molto rispetto al passato perché, proprio come allora,
nella gioia del canto troviamo riscatto, fosse anche solo per il tempo di una canzone, da tutte le possibili
prigionie in cui viviamo, e nella preghiera chiediamo la forza per riuscire ad essere ogni giorno un pochino
più liberi... ogni giorno un pochino più FREE!