La scienza affonta il problema dell'apnea da sonno

Chicago - Alcuni ricercatori sostengono che un particolare tipo di cam
ad infrarossi, al momento sperimentale, potrebbe riuscire a evidenziare
in modo nuovo e più efficiente problemi di respirazione notturna, prima
fra tutti la cosiddetta apnea da sonno.

Si tratta di una patologia molto diffusa, una sindrome che altera la
dinamica delle vie respiratorie durante il sonno e che può determinare
profondi cambiamenti fisiologici che perdurano oltre le ore del
crepuscolo. Negli adulti tipicamente il fenomeno si verifica quando i
tessuti muscolari del collo e della bocca fermano il flusso dell'aria.
Oltre a non godere di un riposo efficace, i pazienti che ne sono affetti
sono anche esposti a problemi di pressione arteriosa alta, di
circolazione, attacchi di cuore e infarti.

L'analisi di questa patologia consiste in un monitoraggio da svolgersi
durante il sonno del paziente. Un'operazione che oggi richiede
l'applicazione di numerosi elettrodi su testa, volto, torace, addome e
in alcuni casi all'interno delle narici. Una volta applicati gli
elettrodi, il paziente dovrebbe riuscire a dormire.
"Si può arrivare ad avere più di 20 elettrodi addosso", dice il Dottor
Jayasimha Murthy, dello Health Science Center dell'Università del Texas.
"Questo influisce sul modo in cui si dorme". E aggiunge che la maggior
parte dei pazienti, una volta preparati per il test, dorme sdraiato
immobile con l'addome in alto, in modo innaturale e teso, per timore di
muovere gli elettrodi. Tale posizione, secondo il luminare, può
peggiorare i sintomi. "Potrebbe esservi una sopravvalutazione del
problema, inconsapevolmente causata dello stesso paziente", dice Murthy.

Così il dottore e i suoi colleghi hanno deciso di sviluppare un sistema
innovativo, basato su una videocamera a infrarossi che può tener
d'occhio la sagoma del paziente durante il sonno, ovviamente senza
toccarlo. Essa rileva le variazioni termiche derivanti dall'atto di
inspirare ed espirare, con l'esame delle quali viene eseguito il controllo.

"Il nostro obiettivo è una totale rivoluzione del paradigma: pensare
anche ad ulteriori sensori non a contatto con il paziente, in modo da
poterne togliere la maggior parte e rendere l'esame meno disagevole",
dice Murthy, che ha presentato i risultati dei suoi studi a un meeting
presso l'American College of Chest Physicians a Chicago, e spiega che
l'apnea da sonno ostruttiva, il tipo più comune di tale patologia,
consiste in un arresto della respirazione durante il sonno che nell'arco
di una notte può ripetersi centinaia di volte.

Murthy e i suoi colleghi hanno voluto confrontare il loro sistema con
due attrezzature standard, ancora normalmente impiegate per l'analisi.
Lo studio è iniziato prelevando i dati forniti dalla camera a
infrarossi, posta a circa due metri dalla testa del paziente, e
confrontandoli con quelli ottenuti dall'analisi tradizionale, su tredici
diversi campioni tra uomini e donne. Ne è risultato che la rilevazione è
stata identica.

Benché attualmente il nuovo sistema possa rimpiazzare solo alcuni degli
elettrodi, il gruppo sta studiando la possibilità di realizzarne altri,
basati sulla stessa tecnica: secondo il luminare, lo studio è la prima
prova del fatto che l'analisi non invasiva dell'apnea da sonno e di
altre patologie simili abbia un gran potenziale nel quale vale la pena
di investire.

Va ricordato che molti sono i tentativi di rendere il monitoraggio della
respirazione il meno invasivo possibile. Lo scorso anno gli scienziati
di Lucent Technologies hanno battezzato telesensing una tecnologia che
sfrutta le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari per effettuare
rilevamenti biometrici e sanitari sugli individui, tra cui la
respirazione. Il problema specifico dell'apnea da sonno ostruttiva
riguarda 18 milioni di americani, mentre almeno il 30% degli italiani
soffre di disturbi generici del sonno.