Non ancoriamoci al passato...

Pubblichiamo di seguito la risposta di Giuseppe Gioia alle considerazioni di Francesco Radrizzani sull'argomento.


Carissimo sig. Radrizzani, prendo atto della negatività (secondo Lei) della mia proposta, ma mi stupisco del fatto che Lei stesso, dopo aver detto che quella proposta non è condivisibile, arrivi a dire che il sovrappasso (almeno quelli di Busto) è “OPERA BELLA INTERESSANTE”. Direi che da solo si contraddice con il contenuto della sua risposta.


Sul fatto che i sovrappassi di Busto siano anche INUTILIZZATI devo dirLe che questo dipende solo dall’incompleto stato dell’opera: dei tre realizzati, infatti, solo uno (quello verde) è collegato alla rete ciclopedonale. Gli altri, per ora, non lo sono. Così come ad Uboldo c’è una rete di collegamento che consente la fruizione ottimale del sottopasso d’altronde (!!!).


Detto questo, trovo interessante la questione, giustificativa del fatto compiuto, dove il nostro sottopasso è leggibile, a detta Sua, con un
non si poteva fare diversamente in merito all’attraversamento della IV Novembre. Direi che prima di fare l’opera si doveva almeno avere la proprietà del sedime delle strade di collegamento con quest’opera. L’ampiezza del sottopasso poteva anche essere un poco maggiore, così solo per non dare il senso di luogo angusto (il tunnel crea un certo disagio all’ingresso). Si poteva anche pensare di non collegare il parco (e le scuole) ma semplicemente sbucare sul parcheggio di via Maddalena il tutto per evitare problemi di sicurezza. Ma tant’è, questo abbiamo e questo dobbiamo valorizzare.


Ora, però, vorrei che la nostra discussione non diventasse un esempio di polemiche inutili sul si poteva ma non si è fatto, o preconcette battaglie in difesa di una posizione ideologicamente costruita. A me non interessa di accusare la passata Amministrazione (o quella nuova) di qualche inadempienza. I precedenti amministratori si sono fatti male da soli, gli attuali sono ancora troppo “giovani”.
La strumentalizzazione del sottopasso o del sovrappasso è assolutamente inutile. La provocazione, invece, di porre il problema, o una sua soluzione, può portare a far funzionare le menti di noi tutti per cercare la proposta migliore da sottoporre a chi deve prendere decisioni.


Il fatto importante, quello che mi interessa, è il poter fare delle proposte serie, condivise (se possibile) da tutti. In questa logica si può pensare di fare positivamente, magari opere ancora perfettibili, ma utili e partecipate, senza sprechi o malumori.

Posto che per il sottopasso esistente “quello c’è e con quello si devono fare i conti”, ecco che per risolvere il problema dell’uso comunitario della struttura serve potersi porre rimedio ai problemi esistenti a monte del sottopasso stesso (definire la proprietà pubblica del sedime delle strade ... ad esempio). Ma serve soprattutto individuare una rete urbana di piste ciclopedonali da realizzarsi nel tempo. Così, almeno a livello locale, potremmo dare l’esempio utilizzando più spesso la bici al posto dell’auto (miglioriamo la vita nostra e anche degli altri creando minor inquinamento).


Per le altre situazioni lungo la via IV Novembre sarà, gioco forza, un obbligo prevedere un sistema alternativo al sottopasso nel caso si decidano di fare le rotonde. E qui si pongono due scelte:


- il sovrappasso

- il semaforo a chiamata


ovvio che se realizzo le rotatorie per evitare le code dovute al semaforo, ecco che delle due proposte una si elimina da sola. Del sovrappasso, quindi, si dovrà (presto o tardi) affrontare l’argomento.
Meglio arrivarci preparati: idee, costi, funzionalità, collegamenti ... così, almeno per evitarsi le sorprese del sottopasso. A voler ben guardare c’è anche una terza via: lasciare tutto così com’è.

Ma vorrei proprio che questo pensiero fosse cancellato dalle menti. Aborro solo l’idea che mi si rappresenta.


Il sovrappasso è, in buona parte, il motore e la scusa per cominciare a discutere della realtà urbana del nostro paese. Cominciamo a sviluppare un’idea di urbanità intorno a questa domanda: cosa è Uboldo?

Ritorno, perciò, a proporre alcune domande fatte nel primo intervento:quale potrebbe essere il futuro del nostro paese? Commerciale, residenziale, industriale, agricolo ... una miscellanea di tutti questi, o nessuno di loro?

Attendo i vostri pensieri per un confronto.

Giuseppe Gioia