Viabilità: il grande problema di Uboldo...

Continua la collaborazione con l'ing. Gioia, il quale ci invia un secondo spunto riflessione sul problema della viabilità a Uboldo.


Titolava così, tempo fa, un articolo che scrissi in merito alla viabilità uboldese ricordando quali e quanti problemi questa generava. Da allora ad oggi sono passati diversi anni e anche diverse auto hanno continuato a transitare per le nostre vie. Auto e camion dei residenti, ma forse soprattutto di attraversamento. Da allora l’Amministrazione (le varie che si sono susseguite) ha provveduto, tramite il comando di Polizia locale, ad una serie di adeguamenti della viabilità che in parte hanno avuto una ricaduta (per ora così sembrerebbe) benefica per i residenti di alcune zone critiche. Quindi, si deduce, che, ad esempio, semplicemente con un cambio di percorrenza di alcune strade i problemi di vivibilità del paese potrebbero essere, anche se magari parzialmente, risolti. Da allora ad oggi ha visto la luce uno strumento in aiuto all’Amministrazione: il PUT (piano urbano del traffico). Questo documento, pur non essendo vincolistico e non prevedendo delle operatività immediate sul territorio, aiuta a capire come possono essere indirizzati i flussi di traffico e propone delle possibilità viabilistiche (infrastrutturali) utili in fase di programmazione di sviluppo urbano e di predisposizione di opere pubbliche. In quel documento, cioè, vengono poste le basi per l’individuazione delle infrastrutture necessarie a sostenere lo sviluppo della città. Strade, rotatorie, tangenziali … hanno così la loro origine e la loro giustificazione circa la necessità della loro esistenza (uno studio analitico è sempre alla base per la proposta di realizzazione di qualche nuova infrastruttura).

Quale delle proposte contenute in quel documento ha una rilevanza tale da dover essere subito affrontata e realizzata dall’Amministrazione in carica?

Sicuramente le rotatorie previste lungo le vie di più alto scorrimento devono essere prese in serissima considerazione come opere assolutamente necessarie.

Il progetto in fase di avanzata realizzazione a Saronno, le famose rotonde Esselunga (che non sono altro se non la riproposizione di parte del progetto ARIES 2000), pone in evidenza quanto sia più fluido il transito veicolare in corrispondenza di una delle aree più trafficate della nostra zona.

Uno degli ostacoli, però, al mantenimento della percorribilità è costituito dalla presenza dei semafori uboldesi in corrispondenza delle vie dell’Acqua/Sanzio e Tognoni/Risorgimento. Ovvio pensare che la soluzione possa consistere nel proporre queste “novità” all’interno del nostro tessuto viario urbano.

Di contro si porrebbe la difficoltà per pedoni e ciclisti nell’affrontare quella che diverrebbe una corsia ad uso esclusivo veicolare.
Ossia se le rotonde favoriscono da un lato la fluidità del traffico, dall’altro determinano l’insorgenza di un problema per gli altri: l’attraversamento del nastro d’asfalto che diventa cosa molto difficile e pericolosa.
Serve, pertanto, trovare un elemento capace di fare da cerniera tra il nord ed il sud del paese: un collegamento ciclopedonale che permetta di bypassare l’ostacolo creato dalla SP527 (o via IV Novembre per intenderci). Il tanto costoso quanto poco utilizzabile sottopasso creato in corrispondenza del Parco comunale di via Ceriani potrebbe essere l’esempio, da non imitare nei risultati, di un’idea interessante.

Penso che i collegamenti tra le due parti del paese devono avvenire mediante artifici creati ad ARTE: a Busto Arsizio, ad esempio, in zona 5 Ponti, sono stati realizzati dei sovrappassi ciclopedonali che hanno sicuramente un’utilità pubblica notevole, collegando parti del territorio da sempre separate da arterie viarie, ma rappresentano, anche, un’importante esempio di ingegneria e di architettura urbana. Un’opera d’arte appunto.

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Non dimentichiamoci che la Sp 527 potrebbe, in un futuro ormai prossimo, divenire comunale con il declassamento della stessa (in seguito alla realizzazione della bretella e dello svincolo autostradale ad esempio). Quale migliore occasione, quindi, per contribuire all’arredo della stessa realizzando qualche interessante esempio di struttura (come i ponti strallati) capace di essere artistica e di unire il tessuto urbano, nonché realizzare la continuità delle piste ciclabili, da realizzarsi a lato della nostra via IV Novembre? Quale migliore occasione per cominciare a migliorare una delle strade più brutte che si possano incontrare durante un viaggio?

Certo che, poi, a tali opere devono, di concerto, essere abbinati anche interventi di riqualificazione urbana (piste ciclabili, verde, arredo) tali da rendere a misura umana il contorno (abitato) di questa importante arteria.
Con la speranza di vedere migliorare il contesto in cui tutti noi viviamo.


Ing. Gioia Giuseppe